Le scuse per l’abbandono

Stavo andando a scuola in auto quando su una rotonda di Viareggio ho visto un cane. L’ho notato perché traversava la strada senza quel criterio che di solito hanno i cani randagi; era evidentemente spaesato e le macchine rischiavano di schiacciarlo. E poi ho notato il suo sguardo. Non credevo che un cane potesse avere quello sguardo. I suoi occhi erano persi, esprimevano disperato smarrimento, come gli occhi di una persona. Non è  retorica, non sono un animalista, ho visto proprio questo nei suoi occhi.

Era stato abbandonato poco prima. E chi l’ha abbandonato sono sicuro, avrà avuto mille scuse: ‘Porta malattie e ora abbiamo il bambino’ oppure: ‘Dobbiamo andare in Sardegna in albergo non lo vogliono e non sappiamo a chi lasciarlo’, o magari: ‘Quando l’ho preso era così carino, non mi aspettavo che diventasse tanto grosso’.

Nel Piccolo Principe la volpe dice: “Tu diventi responsabile per sempre di quello che hai addomesticato”. Non ci sono scuse, ragioni, argomenti capaci di resistere a questa verità, crollano tutte miseramente.

Naturalmente la frase della volpe vale anche per le persone.

Ho una gatta bellissima, nera nera, e il manto morbido come seta. È lei che ogni tanto mi abbandona, sapete come sono i gatti. Ma ogni volta ritorna, e io l’aspetto, perché lei mi ha addomesticato e sa che sarà responsabile di me per sempre.

E senza aver letto il Piccolo Principe.

Il Piccolo Principe e i morti dell’Abruzzo

I miei libri

il piccolo principeIeri ho parlato del romanzo che amo di più in assoluto: Il Piccolo Principe. Ero alla mia scuola, invitato da alcuni miei colleghi che insegnano lettere. C’erano moltissimi ragazzi e qualche adulto. Non vi sto a raccontare l’incontro, ci vorrebbe troppo, ma posso dirvi che non sono bravo a preparare gli incontri, neanche quando parlo di me, figuriamoci quando parlo di un altro. Però sono stato fortunato, perché su un giornale avevo trovato la notizia che il più grande violinista del mondo, per un giorno, si è messo a suonare nella metropolitana di New York un pezzo difficilissimo con un violino da qualche milione di euro.

Non l’ha considerato nessuno. Nessuno tranne i bambini e in particolare uno di tre anni che non voleva staccarsi da quell’uomo e dalla sua musica anche se la mamma lo tirava e doveva andare. E piangeva e non voleva andarsene.

I miei libri

‘L’essenziale è invisibile agli occhi’ dice De Saint Exupéry nel romanzo e quel bambino, tutti i bambini, e anche gli adulti col cuore di bambini lo sanno. L’essenziale era quella splendida musica suonata così bene, non lo sfigato che suonava in metro, che poi sfigato non era.

Ho concluso dicendo che il Piccolo Principe rappresenta sì anche l’autore da bambino, ma non può essere solo questo. Perché altrimenti il romanzo finirebbe malissimo. Dico, un bambino che si fa mordere da un serpente e muore! Peggio di così…

Io penso che non sia una morte come fine di tutto, perché se tutto finisse veramente così sarebbe proprio un bel casino. Il Piccolo Principe è un libro pieno di speranza e non solo un bel ‘Com’eravamo ganzi da bambini’ come spesso viene ridotto.

Sono giorni particolari questi, i morti giacciono ancora sotto le travi crollate. Ieri ci pensavo, mentre parlavo di quel bambino che muore ma non è vero che sparisce per sempre. È solo tornato da dove era venuto. E così, io credo, tutti i morti dell’Abruzzo.

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