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I Promessi Sposi – Riassunto capitolo per capitolo (tutti i 38 capitoli)
In questa pagina trovi il riassunto dei Promessi Sposi capitolo per capitolo, scritto in modo chiaro e semplice per la scuola media. Trovi il riassunto di tutti e 38 i capitoli, la guida ai personaggi principali, i temi fondamentali del romanzo e le domande più frequenti nelle interrogazioni.
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Informazioni generali sul romanzo
I Promessi Sposi è il romanzo più famoso della letteratura italiana, scritto da Alessandro Manzoni e pubblicato nella versione definitiva nel 1840–1842. È considerato il primo grande romanzo storico italiano e il testo fondante della lingua italiana moderna.
La storia è ambientata in Lombardia tra il 1628 e il 1630, durante la dominazione spagnola, e narra le vicende di Renzo Tramaglino e Lucia Mondella, due giovani fidanzati di umili origini che non riescono a sposarsi a causa delle prepotenze di un nobile locale, Don Rodrigo.
Il romanzo si divide in 38 capitoli più un’introduzione dell’autore. Al centro di tutto c’è la visione provvidenzialistica di Manzoni: la convinzione che Dio guidi il corso degli eventi anche attraverso le sofferenze.
I personaggi principali
Renzo Tramaglino
Giovane filatore di seta di un paese sul lago di Como. È onesto, impulsivo e di buon cuore. Rappresenta il popolo semplice e giusto: non è un eroe perfetto, sbaglia (come durante i tumulti di Milano), ma ha sempre dalla sua parte la rettitudine morale.
Lucia Mondella
Fidanzata di Renzo, giovane contadina mite e profondamente religiosa. È il personaggio simbolicamente più importante del romanzo: la sua fede è ciò che muove la conversione dell’Innominato e guida la Provvidenza verso il lieto fine. Fa un voto alla Madonna durante il rapimento che complicherà il finale.
Don Abbondio
Il curato del paese, vigliacco e pavido. Rifiuta di celebrare il matrimonio di Renzo e Lucia per paura dei bravi di Don Rodrigo. È uno dei personaggi più riusciti della letteratura italiana: rappresenta chi abdica al proprio dovere morale per convenienza e paura. La sua celebre frase: «Il coraggio, uno non se lo può dare.»
Fra Cristoforo
Frate cappuccino, protettore dei protagonisti. Prima di farsi frate si chiamava Lodovico ed era un giovane nobile che aveva ucciso un uomo in duello. La sua vita è una storia di redenzione. Nel romanzo incarna il coraggio e la carità autentici: muore assistendo i malati di peste nel lazzeretto di Milano.
Don Rodrigo
Il nobile antagonista del romanzo. Ha scommesso con un cugino che avrebbe conquistato Lucia e usa tutta la sua potenza per perseguitare i due fidanzati. È il simbolo del potere arrogante e arbitrario. Muore di peste nel lazzeretto, assistito – con perdono cristiano – da Fra Cristoforo.
L’Innominato
Potente signore che vive in un castello isolato e ha accumulato potere con la violenza e il crimine. Don Rodrigo lo incarica di rapire Lucia. Ma l’innocenza della ragazza e l’incontro con il Cardinal Borromeo scatenano in lui una crisi spirituale profonda: si converte e diventa uno degli uomini più rispettati della regione. La sua conversione è il cuore spirituale del romanzo.
Gertrude (la Monaca di Monza)
Monaca del convento dove Lucia trova rifugio. È figlia di un principe che l’ha costretta a prendere i voti contro la sua volontà per ragioni di eredità. Nel convento ha avuto una relazione con un uomo malvagio, Egidio, che la tiene sotto ricatto. Tradisce Lucia consegnandola all’Innominato: è insieme vittima e colpevole.
Il Cardinal Federigo Borromeo
Arcivescovo di Milano, figura storica reale. Nel romanzo è l’incarnazione della guida morale autentica: non giudica l’Innominato ma lo accoglie con misericordia, accelerando la sua conversione. È il contraltare positivo di Don Abbondio.
Agnese
Madre di Lucia. Donna pratica, concreta e affettuosa. È lei a proporre il piano del «matrimonio a sorpresa». Rappresenta la saggezza popolare e l’amore materno.
Riassunto capitolo per capitolo
Capitolo I – I bravi e Don Abbondio
Il romanzo si apre con la celebre descrizione del ramo del lago di Como. Don Abbondio, il curato del paese, sta tornando a casa la sera quando incontra due bravi (sgherri armati al servizio di Don Rodrigo) che gli intimano di non celebrare il matrimonio tra Renzo e Lucia. Il curato obbedisce per paura, senza opporre alcuna resistenza.
Capitolo II – Il rifiuto e l’Azzeccagarbugli
Don Abbondio inventa scuse per rimandare il matrimonio. Renzo, sospettoso, lo incalza ma non riesce a capire cosa stia succedendo. Si rivolge all’Azzeccagarbugli, un avvocato di paese furbo e disonesto, sperando che possa aiutarlo. Ma quando l’avvocato capisce che il problema riguarda Don Rodrigo, lo caccia di casa.
Capitolo III – Il racconto di Lucia e i bravi
Lucia racconta ad Agnese e Renzo di aver già incontrato i bravi di Don Rodrigo. La situazione diventa chiara: il nobile ha scommesso con il cugino Attilio di riuscire a conquistare Lucia. Agnese ha un’idea: il matrimonio a sorpresa. Fra Cristoforo viene a trovare Lucia.
Capitolo IV – Fra Cristoforo
Manzoni interrompe la narrazione per raccontare la storia di Fra Cristoforo. Si chiamava Lodovico, era un giovane nobile che aveva ucciso un avversario in un duello per una questione di precedenza. Sconvolto dal rimorso, era entrato in convento e aveva scelto il nome Cristoforo. Nel romanzo è la figura più coraggiosa e moralmente integra.
Capitolo V – Fra Cristoforo e Don Rodrigo
Fra Cristoforo va personalmente al palazzo di Don Rodrigo per convincerlo a rinunciare alle sue pretese su Lucia. L’incontro è umiliante per il frate: Don Rodrigo lo deride e lo caccia. Il frate capisce che l’unica soluzione è aiutare i fidanzati a fuggire.
Capitolo VI – La fuga preparata
Fra Cristoforo organizza la fuga dei protagonisti. Procura lettere di presentazione: una per Renzo, che dovrà andare a Milano da un frate suo confratello, e una per Lucia, che verrà accolta nel convento di Monza sotto la protezione della Monaca di Monza.
Capitolo VII – La notte della fuga
La notte della fuga è intensa e carica di pathos. Lucia lascia la sua casa, il suo paese, tutto ciò che conosce. La scena del addio al paese natale è una delle più toccanti del romanzo. Il gruppo raggiunge la riva del lago dove li aspettano delle barche.
Capitolo VIII – Lucia al convento di Monza
Lucia viene accolta nel convento di Monza dalla Monaca di Monza (Gertrude). Manzoni descrive per la prima volta questo personaggio con sguardi obliqui e un’aura di mistero: qualcosa in lei non torna. Renzo, intanto, prosegue verso Milano da solo.
Capitoli IX–X – La storia della Monaca di Monza
Manzoni dedica due interi capitoli alla storia di Gertrude. Figlia di un principe milanese, è stata costretta dalla famiglia a prendere i voti per non dover dividere il patrimonio tra troppi eredi. La sua è una storia di libertà negata, di pressioni psicologiche e di una resa progressiva alla volontà altrui. Nel convento ha avuto una relazione colpevole con Egidio, un giovane libertino che vive vicino al convento e che la tiene in pugno con il segreto di un crimine condiviso.
Capitoli XI–XII – Renzo a Milano: i tumulti e l’arresto
Renzo arriva a Milano nel pieno di una grave carestia. La città è in tumulto: la folla assalta i forni del pane, convinta che i fornai nascondano le scorte. Renzo si lascia trascinare dagli eventi, fa discorsi imprudenti in un’osteria e finisce per essere arrestato da un commissario che lo scambia per un agitatore. Riesce a fuggire approfittando della confusione della folla che lo accompagna.
Capitoli XIII–XIV – La fuga nel Bergamasco
Renzo fugge da Milano e raggiunge Bergamo, nel territorio della Repubblica di Venezia, fuori dalla giurisdizione delle autorità spagnole di Milano. Trova lavoro presso il cugino Bortolo, un filatore di seta. Usa il falso nome «Antonio Rivolta» per non essere riconosciuto. Nel frattempo il suo nome è su un mandato di cattura.
Capitoli XV–XVII – Il tradimento di Gertrude e il rapimento di Lucia
Don Rodrigo decide di far rapire Lucia direttamente dal convento. Si rivolge all’Innominato, un potente signore che gestisce una rete di sgherri e criminali. L’Innominato accetta, e usa Gertrude come complice: la monaca, sotto il ricatto di Egidio, consegna Lucia a degli uomini dell’Innominato che la portano al suo castello. Lucia si ritrova prigioniera in una stanza del castello.
Capitoli XVIII–XIX – La notte dell’Innominato e la conversione
Questi sono tra i capitoli più famosi del romanzo. L’Innominato, abituato a ogni crudeltà, è stranamente turbato da Lucia: la sua innocenza, il suo pregare, le sue lacrime lo toccano in un modo che non riesce a spiegare. Trascorre una notte di tormento spirituale, sull’orlo della disperazione. Al mattino sente le campane che annunciano la visita pastorale del Cardinal Federigo Borromeo. Scende in paese, incontra il Cardinale e si converte. È uno dei momenti più potenti della letteratura italiana.
Capitoli XX–XXI – Lucia liberata e il voto alla Madonna
L’Innominato libera Lucia e la porta personalmente dal Cardinal Borromeo. La ragazza racconta di aver fatto, durante la notte di prigionia, un voto alla Madonna: ha promesso di rinunciare per sempre a Renzo e a qualsiasi prospettiva di matrimonio se fosse stata liberata. Questo voto, che Lucia mantiene in segreto per mesi, è destinato a pesare sul finale del romanzo. Il Cardinale accoglie con commozione e stupore la conversione dell’Innominato.
Capitoli XXII–XXVII – La peste a Milano
Manzoni dedica molti capitoli alla peste bubbonica del 1630, una delle più devastanti della storia di Milano. La descrizione è minuziosa e si basa su documenti storici reali. Compaiono i monatti (i trasportatori di cadaveri), gli untori (i sospettati di diffondere il contagio con unguenti), la processione del corpo di San Carlo, il panico della città. Don Rodrigo muore di peste nel lazzeretto, assistito da Fra Cristoforo che gli concede il perdono cristiano. Anche Agnese e Lucia, rimaste nel paese, sono in pericolo.
Capitoli XXVIII–XXXII – Renzo tra i contagiati
Renzo, appresa la notizia della peste, torna a Milano in cerca di Lucia. Ha perso ogni notizia di lei e non sa dove sia. Rischia di essere linciato dalla folla che lo scambia per un untore. Si ammala di peste ma guarisce. Comincia a cercare Lucia nel lazzeretto, l’enorme ospedale da campo allestito fuori dalle porte di Milano dove vengono ammassati migliaia di malati. Manzoni descrive il lazzeretto come un luogo di orrore ma anche di carità eroica, dove i frati cappuccini assistono i morenti.
Capitoli XXXIII–XXXV – Il ritrovamento e lo scioglimento del voto
Renzo trova finalmente Lucia nel lazzeretto: lei ha contratto la peste ma è guarita. I due si rivedono dopo mesi di separazione. Lucia però è tormentata dal voto fatto alla Madonna e lo confessa a Renzo, che rimane sconvolto. Fra Cristoforo, che sta morendo di peste nel lazzeretto dopo aver scelto di restare ad assistere i malati, scioglie Lucia dal voto: spiega che un voto fatto in un momento di terrore estremo, senza libertà interiore, non può essere moralmente vincolante davanti a Dio. Renzo e Lucia sono finalmente liberi.
Capitoli XXXVI–XXXVIII – Il lieto fine e il «sugo della storia»
Renzo e Lucia si sposano e si stabiliscono nel Bergamasco, nel territorio veneziano, lontani dai luoghi delle loro tribolazioni. Hanno figli e una vita tranquilla. Don Abbondio è ancora vivo ma non è cambiato: è ancora il solito codardo, anche se ora la sua paura non ha più oggetto. Manzoni chiude il romanzo con la celebre riflessione finale, il «sugo della storia»: i guai vengono anche a chi non li cerca, ma si possono affrontare con fede e rettitudine, e la Provvidenza non abbandona chi confida in Dio.
I temi principali
La Provvidenza
È il tema centrale del romanzo. Manzoni è un cattolico convinto: crede che Dio guidi la storia degli uomini, anche attraverso le sofferenze. Le vicende di Renzo e Lucia sembrano procedere di disgrazia in disgrazia, ma alla fine tutto converge verso il lieto fine. La conversione dell’Innominato è l’esempio più potente: un’anima perduta può essere redenta dalla grazia.
Il potere e la sopraffazione
Don Rodrigo, i bravi, i nobili corrotti, gli untori accusati ingiustamente: il romanzo è una galleria di figure che usano il potere per opprimere i deboli. Manzoni critica duramente la società del Seicento, ma il bersaglio implicito è anche l’Italia del suo tempo, sotto la dominazione austriaca.
Il coraggio e la vigliaccheria
Don Abbondio e Fra Cristoforo sono i due poli opposti di questo tema. Il primo abbandona il suo dovere per paura; il secondo lo porta fino in fondo anche a costo della vita. Il Cardinal Borromeo è l’altra faccia del coraggio: la capacità di accogliere e trasformare anche il peggiore degli uomini.
La redenzione
Fra Cristoforo (ex assassino), l’Innominato (ex signore del crimine), persino Gertrude (vittima e colpevole): il romanzo è pieno di personaggi che portano sulle spalle un passato pesante. Manzoni afferma che nessuno è irredimibile: la grazia può sempre raggiungere chiunque.
Il popolo come protagonista
Per la prima volta nella letteratura italiana, i protagonisti non sono nobili né eroi: sono un filatore di seta e una contadina. Manzoni inserisce la loro storia nel contesto storico reale (dominazione spagnola, carestia, peste), dando voce a chi la storia ufficiale non ha mai raccontato.
Domande frequenti sull’interrogazione
Quando è ambientato e quando è stato scritto il romanzo?
I Promessi Sposi sono ambientati in Lombardia tra il 1628 e il 1630, durante la dominazione spagnola. Il romanzo è stato scritto da Manzoni tra il 1821 e il 1827 (prima versione, il cosiddetto «Fermo e Lucia») e poi completamente riscritto e pubblicato nella forma definitiva nel 1840–1842.
Perché Don Abbondio non vuole celebrare il matrimonio?
Don Abbondio è stato minacciato dai bravi di Don Rodrigo, che gli hanno ordinato di non celebrare il matrimonio. Il curato obbedisce per paura, anche se sa benissimo che sta facendo una cosa sbagliata. La sua è una scelta di convenienza e vigliaccheria, non di coscienza.
Chi è l’Innominato e perché si converte?
L’Innominato è un potente signore che ha accumulato potere con la violenza. Non è identificato con un nome proprio da Manzoni (da cui «l’Innominato»). Si converte dopo una notte di crisi spirituale: l’innocenza di Lucia ha risvegliato in lui una coscienza sopita da decenni. L’incontro con il Cardinal Borromeo, che lo accoglie senza giudicarlo, completa il percorso di conversione.
Che cosa è il voto di Lucia?
Durante la notte trascorsa prigioniera nel castello dell’Innominato, Lucia fa un voto alla Madonna: promette di rinunciare per sempre a Renzo e al matrimonio se viene liberata. Questo voto la tormenta per mesi, finché Fra Cristoforo, morente di peste, non la libera dall’obbligo spiegando che un voto fatto sotto coercizione non è moralmente vincolante.
Come finisce il romanzo?
Renzo e Lucia si sposano nel Bergamasco e hanno figli. Don Rodrigo è morto di peste. Don Abbondio è ancora vivo ma invariato nel carattere. Fra Cristoforo muore assistendo i malati di peste nel lazzeretto. Il romanzo si chiude con il «sugo della storia»: la riflessione finale di Manzoni sulla Provvidenza e sul senso delle sofferenze.
Qual è il «sugo della storia»?
Manzoni conclude il romanzo con questa domanda: che cosa ci insegnano le disavventure di Renzo e Lucia? La risposta è che i guai della vita arrivano anche a chi non li cerca, ma possono essere superati con fede, umiltà e rettitudine morale. È la visione provvidenzialistica di Manzoni: la fiducia che Dio non abbandoni chi confida in Lui.
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- Scheda 2 – Riassunto e domande di comprensione per ogni capitolo (I–XXXVIII)
- Scheda 3 – I temi principali del romanzo con esercizi di analisi
- Scheda 4 – Esercizi misti: ordine degli eventi, domande aperte stile interrogazione, citazioni
- Soluzioni complete per tutti gli esercizi
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