In questa pagina trovi le schede didattiche gratuite sui Promessi Sposi con esercizi e soluzioni complete in PDF, pronte da stampare, e il riassunto di tutti i 38 capitoli scritto in modo chiaro per la scuola media e per il biennio delle superiori.
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Quattro schede pronte da fotocopiare: personaggi, comprensione capitolo per capitolo, temi, esercizi misti stile interrogazione. Con le soluzioni complete per l’insegnante.
Che cosa contengono le schede
- Scheda 1 — I personaggi. Tabella riassuntiva dei personaggi principali ed esercizi di abbinamento personaggio/caratteristica.
- Scheda 2 — Comprensione capitolo per capitolo. Domande di verifica su tutti i 38 capitoli, raggruppate per blocchi narrativi.
- Scheda 3 — I temi. Provvidenza, potere e sopraffazione, coraggio e vigliaccheria, redenzione: esercizi di analisi con citazioni dal testo.
- Scheda 4 — Esercizi misti. Ordine cronologico degli eventi, vero/falso, domande aperte in stile interrogazione.
- Soluzioni complete di tutti gli esercizi, in fondo al fascicolo.
Le schede sono gratuite, senza registrazione, e possono essere stampate e fotocopiate liberamente per uso didattico.
Il romanzo in breve
I Promessi Sposi di Alessandro Manzoni è il primo grande romanzo storico italiano e il testo fondativo della lingua italiana moderna. La prima versione, il Fermo e Lucia, fu scritta tra il 1821 e il 1823; la redazione definitiva, riveduta sul fiorentino parlato, uscì a dispense tra il 1840 e il 1842.
La vicenda è ambientata in Lombardia tra il 1628 e il 1630, sotto la dominazione spagnola, e racconta la storia di Renzo Tramaglino e Lucia Mondella, due giovani filatori di seta di un paese sul lago di Como che non riescono a sposarsi per le prepotenze di un signorotto locale, don Rodrigo.
Il romanzo è diviso in 38 capitoli, preceduti da un’introduzione dell’autore. Al centro c’è la visione provvidenzialistica di Manzoni: la convinzione che Dio guidi il corso degli eventi anche attraverso la sofferenza.
I personaggi principali
Renzo Tramaglino
Giovane filatore di seta, onesto, impulsivo e generoso. Rappresenta il popolo semplice: non è un eroe perfetto, sbaglia — soprattutto durante i tumulti di Milano — ma conserva sempre la rettitudine morale.
Lucia Mondella
Anche lei filatrice, mite e profondamente religiosa. È il perno spirituale del romanzo: la sua innocenza scatena la conversione dell’Innominato. Durante la prigionia fa un voto alla Madonna che complicherà il finale.
Don Abbondio
Il curato del paese, pavido e calcolatore. Rifiuta di celebrare il matrimonio per paura dei bravi. È il ritratto di chi abdica al proprio dovere per convenienza, riassunto nella sua celebre autogiustificazione: il coraggio, uno non se lo può dare.
Fra Cristoforo
Frate cappuccino, protettore dei due giovani. Si chiamava Lodovico, figlio di un ricco mercante, e uccise un nobile in un duello nato da una questione di precedenza. La sua vita è una storia di espiazione. Muore di peste nel lazzeretto di Milano, dopo aver scelto di restare ad assistere i malati.
Don Rodrigo
L’antagonista. Ha scommesso col cugino Attilio di riuscire a conquistare Lucia e usa il suo potere per perseguitare i fidanzati. Simbolo dell’arbitrio nobiliare, muore di peste nel lazzeretto, abbandonato dai suoi.
L’Innominato
Potente signore che vive in un castello isolato e ha costruito il proprio dominio sulla violenza. Manzoni non ne rivela mai il nome. Incaricato da don Rodrigo di rapire Lucia, entra in una crisi spirituale che lo porta alla conversione dopo l’incontro con il cardinal Borromeo.
Gertrude, la monaca di Monza
Figlia di un principe milanese, costretta a prendere i voti per non dividere il patrimonio familiare. In convento ha una relazione colpevole con Egidio, che la ricatta. Consegna Lucia agli uomini dell’Innominato: è insieme vittima e complice.
Il cardinal Federigo Borromeo
Arcivescovo di Milano, figura storica reale. Accoglie l’Innominato senza giudicarlo e rimprovera duramente don Abbondio: è il modello positivo dell’autorità morale.
Agnese
Madre di Lucia, pratica e affettuosa. È lei a proporre il piano del matrimonio a sorpresa. Incarna la saggezza popolare, con i suoi limiti.
Riassunto capitolo per capitolo (I–XXXVIII)
Capitoli I–VIII: il matrimonio impedito e la fuga
Capitolo I. La celebre descrizione del ramo del lago di Como. La sera del 7 novembre 1628 don Abbondio incontra due bravi che gli intimano di non celebrare il matrimonio tra Renzo e Lucia. Il curato obbedisce per paura e a casa confida tutto a Perpetua.
Capitolo II. La mattina dopo Renzo va dal curato, che inventa impedimenti in latino per rinviare le nozze. Renzo si insospettisce; da Perpetua strappa mezze parole e poi costringe don Abbondio a pronunciare il nome di don Rodrigo.
Capitolo III. Renzo si rivolge all’Azzeccagarbugli, avvocato furbo e servile, che lo caccia appena capisce chi è l’avversario. Lucia rivela di essere già stata importunata da don Rodrigo e di averne parlato con fra Cristoforo.
Capitolo IV. Manzoni interrompe la narrazione per raccontare la storia di fra Cristoforo: da giovane, come Lodovico, uccise un nobile in duello; il suo servitore Cristoforo morì per difenderlo. Entrato tra i cappuccini, chiese pubblicamente perdono alla famiglia della vittima.
Capitolo V. Fra Cristoforo si reca al palazzotto di don Rodrigo, che sta banchettando con il cugino Attilio, il podestà e l’Azzeccagarbugli, tra discussioni grottesche su cavalleria e diritto.
Capitolo VI. Il colloquio a quattr’occhi: il frate prima supplica, poi minaccia il giudizio di Dio, e viene cacciato. Intanto Agnese propone il matrimonio a sorpresa e si cerca la complicità di Tonio.
Capitolo VII. Fra Cristoforo torna con la brutta notizia. I giovani decidono di tentare comunque il piano di Agnese. Nello stesso momento don Rodrigo incarica il Griso di rapire Lucia.
Capitolo VIII. La notte degli imbrogli: il matrimonio a sorpresa fallisce, i bravi trovano la casa vuota, Menico dà l’allarme, le campane suonano a martello. I tre fuggono in barca sul lago: è l’Addio, monti.
Capitoli IX–X: Lucia a Monza e la storia di Gertrude
Capitolo IX. Sbarcati a Pescarenico, Renzo si separa dalle donne e prosegue verso Milano. Agnese e Lucia arrivano al convento di Monza e incontrano la «signora», Gertrude, di cui Manzoni comincia a raccontare la storia.
Capitolo X. La monacazione forzata di Gertrude: le pressioni del padre, la finta vocazione, la resa. In convento conosce Egidio; dalla loro relazione nasce un delitto — la scomparsa di una conversa — che lega per sempre la monaca al ricatto.
Capitoli XI–XVII: Renzo a Milano e la fuga nel Bergamasco
Capitolo XI. Don Rodrigo attende il Griso, che riferisce il fallimento della notte e viene mandato a Monza sulle tracce di Lucia. Renzo entra a Milano e trova per terra pani sparsi: la città è in tumulto.
Capitolo XII. Manzoni ricostruisce la carestia del 1628 e le grida sul prezzo del pane. La folla assalta il forno delle grucce; Renzo si lascia trascinare dagli eventi.
Capitolo XIII. Assalto alla casa del vicario di provvisione, salvato all’ultimo dall’astuzia del gran cancelliere Ferrer. Renzo si fa notare arringando la folla.
Capitolo XIV. All’osteria della Luna Piena Renzo beve, fa discorsi imprudenti contro le autorità e si rifiuta di dare il proprio nome. L’oste, per non avere guai, lo denuncia.
Capitolo XV. All’alba il notaio criminale e i birri arrestano Renzo. Per strada il giovane aizza i passanti contro le guardie e approfitta della confusione per fuggire.
Capitolo XVI. Renzo cammina verso l’Adda e si ferma in un’osteria di Gorgonzola, dove sente raccontare in modo deformato i fatti di Milano — e capisce di essere ricercato. Riparte nella notte.
Capitolo XVII. Attraversa l’Adda e raggiunge il territorio della Repubblica di Venezia. A Bergamo il cugino Bortolo lo assume nel suo filatoio sotto il falso nome di Antonio Rivolta.
Capitoli XVIII–XX: la persecuzione e il rapimento
Capitolo XVIII. Contro Renzo viene emesso un ordine di cattura. Il Griso indaga a Monza; Agnese torna al paese; il conte Attilio parte per Milano dal potente conte zio.
Capitolo XIX. Il colloquio diplomatico tra il conte zio e il padre provinciale dei cappuccini si chiude con il trasferimento di fra Cristoforo a Rimini: i due giovani perdono il loro protettore. Manzoni presenta l’Innominato.
Capitolo XX. Don Rodrigo va al castello dell’Innominato, che accetta l’incarico e si serve di Egidio e di Gertrude. La monaca manda Lucia fuori dal convento con un pretesto: il Nibbio la rapisce e la porta al castello.
Capitoli XXI–XXIV: la conversione dell’Innominato
Capitolo XXI. Lucia, affidata a una vecchia serva, implora e prega; nella disperazione fa il voto alla Madonna di rinunciare per sempre al matrimonio. L’Innominato passa una notte di tormento, sfiorando il suicidio. All’alba sente le campane a festa: il cardinal Federigo è in visita.
Capitolo XXII. Ritratto storico del cardinal Federigo Borromeo, uomo di studio e di carità. L’Innominato scende in paese e chiede di essere ricevuto.
Capitolo XXIII. Il colloquio decisivo: il cardinale lo accoglie con misericordia invece di giudicarlo. È la conversione, cuore spirituale del romanzo. L’Innominato promette di liberare Lucia; don Abbondio viene convocato per accompagnarlo.
Capitolo XXIV. Lucia è liberata e ricongiunta ad Agnese, ospite della moglie del sarto. Confida alla madre il voto fatto. L’Innominato congeda i suoi bravi e cambia vita.
Capitoli XXV–XXVII: don Abbondio, donna Prassede, la guerra
Capitolo XXV. Il paese, che prima taceva, ora parla apertamente contro don Rodrigo, il quale si allontana per Milano. Donna Prassede decide di prendere Lucia con sé; il cardinale convoca don Abbondio.
Capitolo XXVI. Il lungo rimprovero del cardinale a don Abbondio, che oppone la propria natura paurosa: pagina centrale sul dovere e sulla vigliaccheria. Lucia parte per Milano con donna Prassede.
Capitolo XXVII. La guerra di successione per il ducato di Mantova fa da sfondo. Donna Prassede tenta di far dimenticare Renzo a Lucia; il marito don Ferrante e la sua biblioteca inutile. Renzo lavora nel Bergamasco sotto falso nome.
Capitoli XXVIII–XXX: carestia, lanzichenecchi, rifugio al castello
Capitolo XXVIII. Milano stremata dalla carestia: il lazzeretto viene riempito di mendicanti. Poi scendono in Italia i lanzichenecchi, che portano con sé il contagio.
Capitolo XXIX. Don Abbondio, Perpetua e Agnese fuggono davanti ai soldati e trovano rifugio proprio nel castello dell’Innominato, diventato asilo per i poveri del territorio.
Capitolo XXX. I giorni al castello; poi il ritorno al paese saccheggiato, tra le case svuotate e i lamenti degli abitanti.
Capitoli XXXI–XXXII: la peste e gli untori
Capitolo XXXI. Storia della peste del 1630, ricostruita da Manzoni sui documenti dell’epoca: la negligenza delle autorità, l’inerzia del tribunale della sanità, il rifiuto collettivo di credere all’evidenza.
Capitolo XXXII. La psicosi degli untori, i monatti, i processi assurdi. La processione con le reliquie di san Carlo, voluta contro il parere dei medici, moltiplica il contagio.
Capitoli XXXIII–XXXVI: il lazzeretto
Capitolo XXXIII. Don Rodrigo si scopre appestato ed è tradito dal Griso, che lo consegna ai monatti per derubarlo — e morirà a sua volta. Renzo, guarito dalla peste contratta nel Bergamasco, torna al paese, parla con don Abbondio e apprende che Lucia è a Milano.
Capitolo XXXIV. Milano appestata: l’incontro con la madre di Cecilia, una delle pagine più alte del romanzo. Scambiato per untore, Renzo rischia il linciaggio e si salva salendo su un carro dei monatti. Entra nel lazzeretto.
Capitolo XXXV. Nel lazzeretto Renzo ritrova fra Cristoforo, ormai consumato dalla malattia, che lo conduce davanti a don Rodrigo morente e lo esorta al perdono.
Capitolo XXXVI. Renzo ritrova Lucia, guarita. Lei oppone il voto; fra Cristoforo lo scioglie, spiegando che Lucia si era già promessa a Renzo e non poteva disporre da sola di una volontà che non era più soltanto sua.
Capitoli XXXVII–XXXVIII: il ritorno e il «sugo della storia»
Capitolo XXXVII. Una pioggia provvidenziale segna la fine dell’epidemia. Renzo raggiunge Agnese, rifugiata a Pasturo, e insieme tornano al paese.
Capitolo XXXVIII. Morto don Rodrigo, don Abbondio celebra finalmente le nozze. I due sposi si trasferiscono nel Bergamasco, dove Renzo apre un filatoio. Il romanzo si chiude con il «sugo della storia»: i guai arrivano anche a chi non se li cerca, ma la fiducia in Dio li rende sopportabili e li volge al bene.
I temi principali
La Provvidenza
È il tema portante. Manzoni crede che Dio guidi la storia degli uomini anche attraverso la sofferenza. Le vicende dei due giovani sembrano procedere di disgrazia in disgrazia, ma convergono verso il lieto fine. Attenzione, però: la Provvidenza manzoniana non elimina il male, lo attraversa.
Il potere e la sopraffazione
Don Rodrigo, i bravi, il conte zio, l’Azzeccagarbugli: una galleria di figure che piegano leggi e istituzioni a proprio vantaggio. Manzoni descrive il Seicento spagnolo, ma il bersaglio implicito è anche l’Italia austriaca del suo tempo.
Il coraggio e la vigliaccheria
Don Abbondio e fra Cristoforo sono i due poli opposti. Il primo abbandona il proprio dovere per paura; il secondo lo porta fino alla morte. Il cardinal Federigo mostra una terza forma di coraggio: quella di accogliere e trasformare anche il peggiore degli uomini.
La redenzione
Fra Cristoforo omicida, l’Innominato signore del crimine, la stessa Gertrude: nessun personaggio manzoniano è definitivamente perduto. La grazia può raggiungere chiunque, purché resti un margine di libertà.
Il popolo come protagonista
Per la prima volta nella letteratura italiana i protagonisti non sono nobili né eroi, ma due lavoratori della seta. Manzoni innesta la loro storia privata sul contesto storico documentato — carestia, guerra, peste — dando voce a chi la storia ufficiale non racconta.
Domande frequenti
Quando è ambientato e quando è stato scritto il romanzo?
La vicenda si svolge in Lombardia tra il 1628 e il 1630, durante la dominazione spagnola. Manzoni scrisse una prima versione, il Fermo e Lucia, tra il 1821 e il 1823; la redazione definitiva fu pubblicata a dispense tra il 1840 e il 1842.
Perché don Abbondio non vuole celebrare il matrimonio?
Perché due bravi al servizio di don Rodrigo lo hanno minacciato. Don Abbondio sa che sta venendo meno al proprio dovere di sacerdote, ma sceglie la propria sicurezza: la sua non è una scelta di coscienza, è un calcolo di convenienza.
Chi è l’Innominato e perché si converte?
È un signore potentissimo che ha costruito il proprio dominio sulla violenza; Manzoni non ne rivela mai il nome. La preghiera e l’innocenza di Lucia risvegliano in lui una coscienza sopita da decenni. Dopo una notte di tormento incontra il cardinal Federigo Borromeo, che lo accoglie senza giudicarlo: è il momento della conversione (capitoli XXI–XXIII).
Che cos’è il voto di Lucia e come viene sciolto?
Prigioniera nel castello dell’Innominato, Lucia promette alla Madonna di rinunciare per sempre al matrimonio se verrà liberata (capitolo XXI). Nel lazzeretto, fra Cristoforo la scioglie dal voto: Lucia si era già promessa a Renzo, quindi non poteva disporre da sola di una volontà che coinvolgeva anche lui; e il frate, in quanto sacerdote, ha la facoltà di scioglierla dall’obbligo.
Renzo si ammala di peste?
Sì, ma non a Milano: contrae la peste nel Bergamasco e guarisce prima di mettersi in viaggio. È proprio l’immunità acquisita a permettergli di attraversare la città appestata e di entrare nel lazzeretto senza rischi.
Qual è il «sugo della storia»?
È la riflessione con cui Manzoni chiude il romanzo: i guai arrivano anche a chi non se li va a cercare, ma la fiducia in Dio li rende sopportabili e li prepara a una vita migliore. È la formulazione più esplicita della visione provvidenzialistica dell’autore.
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