L’altra mattina a Viareggio il traffico dei pendolari che andavano a lavorare era quello solito. Ad un tratto l’auto che mi precedeva si ferma in piena Aurelia senza un apparente motivo. Io penso al solito Apino carico di macerie guidato da omino con tuta e cappello, ma sporgendomi non vedo traccia del funesto mezzo. Cosa impedisce il flusso mio e dei miei compagni d’ingorgo? Sei papere. Sei papere attraversano in fila indiana l’Aurelia. Altezzose e lente perché sanno di essere loro le dive e vogliono farsi vedere, sculettano da un ciglio all’altro della strada. Una è più piccola e sta nel mezzo. Sette papere bianche e gialle, solo due pallini neri per gli occhi che vedono a 360 gradi. Sono loro che dettano legge in quei due minuti. Sono loro l’imprevisto. Giunte di là si sparpagliano sul bordo del fosso mentre noi rimettiamo la prima e ci avviamo alla meta. Con un sorriso e un dubbio: avevano davvero bisogno di fermare il traffico o l’avranno fatto apposta, per far vedere che, come nella poesia di Montale ‘Prima del viaggio’ solo un imprevisto ci può salvare?
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