Non sono io che scrivo veloce, sei tu che compri lentamente. F. A.

Lo Scrittorone in radio

Cari amici, fans, detrattori, il 24 maggio dalle 19.00 alle 20.00 sulla web radio Wall Radio lo Scrittorone verrà intervistato.

Durante l’intervista saranno messe in onda canzoni scelte da lui stesso (un sogno che si avvera).

Per i pisani poi,presso la sede di Wall Radio in via Cardinale Maffi 26, seguirà un aperitivo.

Sintonizzatevi numerosi!

 

 

Tutto è possibile

Le maestre gli avevano detto che gli scrittori di favole abitano sulle nuvole, per questo sono molto distratti. Allora mi hanno chiesto qual era la nuvola su cui abitavo e io gliel’ho fatta vedere dalla finestra, una nuvola grande e grigia. Non erano stupiti, apparentemente, ma lo stupore è condizione normale dei bambini, quindi non si vede come negli adulti. Non ci sono occhi spalancati bocche aperte ‘ooooh’ come in noi. La realtà è stupenda lo stupore è normalità.

E perciò non puoi pensare che un cosino di quattro anni non si avvicinerà e non ti chiederà come se fosse la cosa più logica: ‘Mi porti con te sulla tua nuvola?’

In quel momento hai la certezza che tutto è possibile e che ce lo puoi portare veramente. Ma è solo un lampo, poi torni adulto e non è più così.

L’umorismo in letteratura

A volte la letteratura umoristica viene considerata un genere minore, una specie di consolazione al trambusto della vita e ai suoi inciampi. Spesso, soprattutto in questi tempi non facili, quando si presenta un libro umoristico si sente commentare che ce n’è bisogno in questo momento, come se in altri momenti la letteratura umoristica non fosse necessaria.

Invece no. L’umorismo, e sua madre l’ironia, non sono suppellettili create da qualcuno per mostrarle in salotto come una ceramica antica, o un bell’accessorio per addolcire l’amarezza inevitabile della quotidianità. L’umorismo, e sua madre, sono un modo di guardare la realtà. Perché la realtà si guarda con gli occhi, si ascolta con le orecchie, si tocca con le dita, ma si conosce col Cuore. Quando un bambino nasce, praticamente è cieco, sordo e muto. Eppure conosce la realtà, cioè che sua madre gli vuole bene.

Ci sono cose che corrispondono immediatamente al nostro Cuore, come il bene della madre appena si nasce, e l’umorismo è una di quelle. Non si tratta della risata per dimenticare il tran tran che quasi mai corrisponde ai nostri desideri, ma del riso o del sorriso che nasce quando ciò che leggiamo ci corrisponde, sembra fatto apposta per me che leggo. L’umorismo muove alla gioia quando mi riguarda direttamente e mi fa capire che tutto può essere positivo, specialmente la sventura. Se ci fate caso si ride di più quando ai protagonisti della storia accadono fatti disgraziati. Ma non si tratta di cinismo di chi legge. È che guardando la realtà con la lente dell’umorismo, anche gli eventi dolorosi appaiono per quello che sono: delle prove che giungono per far crescere chi le affronta, per fargli conoscere la realtà, quella vera, cioè che tutto è positivo.

Altrimenti che sfiga ragazzi!

Pisa, 31 agosto 1943

Tra cinquanta minuti, il 31 agosto 1943, bombarderanno la mia città e ci saranno più di mille morti.

Gli operai della Saint Gobain, della Piaggio, i ferrovieri, i postelegrafonici, i morti annegati, sì annegati, nel rifugio sotto la stazione. Vollero bombardare perfino i morti, quelli del cimitero monumentale, ma dicono sia stato un errore.

I bambini, i vecchi, quel ragazzino amico di mio padre da bambino. Mio padre che per tutta la vita tornò a salutare la casa col giardino dove avevano giocato insieme ed era morto.

Vi vorrei baciare uno ad uno.

Se vuoi scrivere devi essere Kayser Söze

Nei corsi di scrittura creativa (che peraltro non ho mai frequentato, ma questo non è certo un giudizio) alla prima lezione dovrebbe essere obbligatorio proiettare ai corsisti il film “I soliti sospetti“.

Nella scena finale Kevin Spacey si rivela per quel che è, ovvero Kayser Söze, ma per il poliziotto è troppo tardi, ormai se l’è fatto scappare.

Il poliziotto se ne accorge perché guardando nel suo ufficio ritrova tutti i nomi, i fatti e le circostanze che per tutto il film Kevin Spacey gli ha raccontato. Spacey aveva inventato tutta la storia complicata partendo da quello che aveva intorno in quel piccolo ufficio del poliziotto.

E tutto era credibile, tanto che il poliziotto aveva creduto a quel mondo inventato e l’aveva liberato convinto che fosse solo una comparsa in quella storia di delitti e che i protagonisti fossero altri. Invece il protagonista era proprio lui.

Chi scrive deve fare esattamente come Kayser Söze: prendere spunto dalla realtà che ha intorno, dai propri ricordi e creare una storia credibile.

Caro lettore, il poliziotto sei tu e se riusciamo a farti credere alla storia abbiamo fatto un buon lavoro. Ah, ovviamente il protagonista, anche se non lo crederesti mai, è sempre lo scrittore.

La malinconia

Niente dà più malinconia di una classe vuota di sera. Come fanno le donne che puliscono a non piangere?

E infatti piangono.

Però in classe sono sole, mentre piangono e puliscono. Ognuna pulisce un’aula. Poi, quando hanno finito, prima di uscire, si asciugano le guance ed escono come se niente fosse. Così nessuna si accorge che l’altra ha pianto di malinconia.

Fino alla sera dopo, quando ci sarà di nuovo da pulire e piangere.

E poi dicono che la malinconia non è un lavoro usurante.

Non seguite le istruzioni del Meccano

Quando mi regalarono la prima scatola del Meccano non capii subito a cosa serviva. I giochi fino a quel momento mi erano arrivati già fatti, funzionanti. Ma quello no.

Quella roba lì dovevo metterla insieme io, dovevo costruire io qualcosa.

C’erano le istruzioni, nelle foto vedevi macchine incredibili, bellissime. Ma non ne feci mai neanche una seguendo le istruzioni. Non mi riusciva. Anche se ci provavo, provavo a seguirle alla lettera, a un certo punto la cosa che stavo costruendo degenerava in qualcosa di completamente diverso. E inutile, all’apparenza. Così smisi di seguire le istruzioni: se dovevo costruire qualcosa di inutile tanto valeva che lo facessi inventandolo da me.

Iniziarono a venir fuori assurdi assemblaggi di motorini elettrici collegati a mani d’acciaio che si agitavano senza costrutto, aerei teorici con ali rotanti più simili a fruste per montare la panna, automobili a tre ruote con cui oggettivamente era impossibile giocare. Tutto di nessuna utilità.

Ma mi divertivo un sacco!

Mi sono ricordato del Meccano perché con le storie che scrivo è la stessa cosa. Parto per costruire qualcosa, un’ombra abbozzata che ho in testa, e alla fine viene fuori qualcosa di completamente diverso; senza mai seguire le istruzioni.

Però mi diverto un sacco!

 

Un pettirosso non fa differenza: il film

Ecco il cortometraggio basato sulla mia sceneggiatura ‘Un pettirosso non fa differenza’ e premiato da Tuttodigitale

Realizzato e diretto da Andrea Olindo Bizzarri, mi sembra ben riuscito. Ritengo che  Andrea abbia saputo trasformare sapientemente in immagini l’ironia e il significato di ciò che avevo scritto.

Grazie

 

 

Un pettirosso non fa differenza

La mia sceneggiatura per cortometraggio ‘Un pettirosso non fa differenza‘ è diventata film grazie al regista Andrea Olindo Bizzarri che ha vinto il primo premio del concorso indetto dalla rivista specializzata Tuttodigitale.

E’ una bella soddisfazione per uno che ha iniziato a scrivere sceneggiature a gennaio 2011.

Se cliccate l’immagine vedrete il trailer del corto che l’8 settembre uscirà ufficialmente e verrà diffuso in tutta Italia tramite il circuito della Federazione Italiana dei Cineclub.

Le stelle, le lucciole e le gocciole

Di notte, ci sono tre tipi di stelle.

Le stelle propriamente dette, le lucciole e le gocciole d’acqua sulle foglie.

Le stelle propriamente dette per osservarle si guarda in alto e quando ci appaiono di notte, magari d’estate in montagna senza luci attorno, sono così belle viste tutte insieme che si dimentica di quanto dovrebbero spaventarci.

Le lucciole ci sono solo di maggio e sono stelle particolari perché si accendono e si spengono come un cuore che batte. Per osservarle si guarda in basso e il cielo stavolta è il terreno dove si muovono.

Le gocciole d’acqua sulle foglie non brillano se non le guardi in un certo modo. Se non le guardi in quel certo modo sembrano solo gocciole d’acqua sulle foglie, appunto. Ma quando stanno per cadere a terra e si sporgono dalla foglia, la luce delle stelle del cielo le illumina e le fa brillare.

Poi cadono a terra e bagnano le lucciole ed è così che i tre tipi di stelle diventano una cosa sola.

 

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