Susan Boyle, o del pregiudizio

Schede con i libri da proporre per le letture

Guardate il video che ho messo dopo, è tratto da ‘Britains got Talent’, l’X-factor inglese.

Entra una donna brutta. È sgraziata, vestita sciatta. Ci sono due Bigjim e una Barbie che devono giudicarla. La donna non si esprime benissimo e un Bigjim le chiede quanti anni ha. Lei risponde e i tre giudici si guardano stupiti: la donna dimostra più anni di quelli che dichiara. Dice che sogna di diventare una cantante professionista e la regia inquadra due ragazze del pubblico che sgranano gli occhi come a dire: ‘Questa è matta’.

Poi dice che canterà “The dream I dreamed” e comincia la musica. Il suo volto cambia espressione e stranamente anche il pubblico si fa serio, come se avesse capito che sta per accadere qualcosa.

La donna brutta inizia a cantare e tira fuori una voce educata al canto, splendida e possente. Facce stupite dei Bigjim e della bambolina bionda giudicanti. Il pubblico applaude tanto che a volte non si sente neanche il canto.

Il pubblico applaude e si commuove, come chiunque guardi questo video, perché ha scoperto di nuovo che il bello è ovunque (do you remember my friend?) e il pregiudizio porta all’errore.

Il testo della canzone, anche se ha un finale triste, è bellissimo. Dategli un’occhiata qui.

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Un commento su “Susan Boyle, o del pregiudizio”

  1. …non credo che Susan abbia smesso di sognare!!!
    E sicuramente disincantata.
    Ma non ha smesso di sognare. Altrimenti non avrebbe avuto il coraggio di esporsi. Ma il sogno è prevalso sulla realtà e l’ha riscattata. Almeno per un attimo.
    Nell’epoca dell’immagine e del culto del perfetto Susan mi ricorda qualcosa: La lotta contro i Mulini a Vento: i giganti che sono soptrattutto dentro di noi.

    Don Chisciotte e i Mulini a Vento..
    Ed ecco intanto scoprirsi da trenta o quaranta mulini da vento, che si trovavano in quella campagna; e tosto che don Chisciotte li vide, disse al suo scudiere: «La fortuna va guidando le cose nostre meglio che noi non oseremmo desiderare. Vedi là, amico Sancio, come si vengono manifestando trenta, o poco più smisurati giganti? Io penso di azzuffarmi con essi, e levandoli di vita cominciare ad arricchirmi colle loro spoglie; perciocché questa è guerra onorata, ed è un servire Iddio il togliere dalla faccia della terra sì trista semente. — Dove, sono i giganti? disse Sancio Pancia. — Quelli che vedi laggiù, rispose il padrone, con quelle braccia sì lunghe, che taluno d’essi le ha come di due leghe. — Guardi bene la signoria vostra, soggiunse Sancio, che quelli che colà si discoprono non sono altrimenti giganti, ma mulini da vento, e quelle che le paiono braccia sono le pale delle ruote, che percosse dal vento, fanno girare la macina del mulino. — Ben si conosce, disse don Chisciotte, che non sei pratico di avventure; quelli sono giganti, e se ne temi, fatti in disparte e mettiti in orazione mentre io vado ad entrar con essi in fiera e disugual tenzone.» Detto questo, diede de’ sproni a Ronzinante, senza badare al suo scudiere, il quale continuava ad avvertirlo che erano mulini da vento e non giganti, quelli che andava ad assaltare. Ma tanto s’era egli fitto in capo che fossero giganti, che non udiva più le parole di Sancio, né per avvicinarsi arrivava a discernere che cosa fossero realmente; anzi gridava a gran voce: «Non fuggite, codarde e vili creature, che un solo è il cavaliere che viene con voi a battaglia.» In questo levossi un po’ di vento per cui le grandi pale delle ruote cominciarono a moversi; don Chisciotte soggiunse: «Potreste agitar più braccia del gigante Briareo, che me l’avete pur da pagare.» Ciò detto, e raccomandandosi di tutto cuore alla Dulcinea sua signora affinché lo assistesse in quello scontro, ben coperto colla rotella, e posta la lancia in resta, galoppando quanto poteva, investì il primo mulino in cui si incontrò e diede della lancia in una pala.
    Il vento in quel mentre la rivoltò con sì gran furia che ridusse in pezzi la lancia, e si tirò dietro impigliati cavallo e cavaliere, il quale andò a rotolare buon tratto per la campagna.
    S’affrettò Sancio Pancia a soccorrerlo quanto camminava il suo asino, e quando il raggiunse lo trovò che non si poteva movere; così fieramente era stramazzato con Ronzinante. «Dio buono! proruppe Sancio, non diss’io alla signoria vostra che ponesse mente a ciò che faceva, e che quelli erano mulini da vento? Li avrebbe riconosciuti ognuno che non ne avesse degli altri per la testa. — T’acqueta, amico Sancio, rispose don Chisciotte; le cose della guerra sono più delle altre soggette a continuo cambiamento; massimamente perché stimo, e così senza dubbio dev’essere, che il savio Frestone, il quale mi svaligiò la stanza e portò via i libri, abbia cangiati questi giganti in mulini per togliermi la gloria di restar vincitore; sì dichiarata è l’inimicizia ch’egli mi porta! ma alla fine dei conti non potranno prevalere le male sue arti contro la bontà della mia spada. — Faccia il signore quello che sia per il meglio,» rispose Sancio Pancia, e l’aiutò ad alzarsi ed a montare sopra a Ronzinante che stava mezzo spallato.

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