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Libertà obbligatoria

libertà obbligatoriaGira in questi giorni una pubblicità in tv più triste del solito (e ce ne vuole). Una voce maschile, triste, ti informa che sei libero solo appena nato. Poi ti fanno vedere un bambino, triste, imprigionato dentro un box per neonati, dei bambini a scuola, tristi, degli adulti in diverse situazioni di lavoro, tutte tristi. Poi appaiono immagini di libertà, ragazze che sciolgono i capelli, giovani che corrono in bicicletta e alla fine un uomo che si tuffa in mare coi pantaloni.

Come si raggiunge questa fantastica libertà?

E me lo chiedete?! Basta comprare l’oggetto dello spot: un televisore. Ah, però questo è diverso, è tutta un’altra cosa.

È senza bordi, per questo chi lo comprerà si sentirà libero.

Anche il vostro concetto di libertà è questo?

Libertà obbligatoria di Giorgio Gaber, godetevi la canzone.

 

 

Tutto è falso, il falso è tutto

L’amico Riccardo Pizzi ha segnalato su facebook una notizia. La tv boliviana in un servizio ha trasmesso, con tanto di particolari e specificando addirittura il tipo di videocamera usata, delle immagini delle persone in preda al terrore sull’aereo dell’Air France poco prima che precipitasse.

Erano fotogrammi tratti dal telefilm “Lost” e nessuno se n’è accorto.

“Io che non riesco più a giudicare… guardo con il mio telecomando” dice Gaber nella canzone. È questo il problema, non guardiamo più con gli occhi, ma col telecomando o col monitor.

E ci occupiamo del dolore di tanta tanta gente, anche se non ce ne frega niente.

Il paradosso dello sciacallo

Uno dei video che più stanno girando alla tv in questi tristi giorni è quello del terremoto che colpisce la casa del Grande Fratello. È l’unico sussulto di realtà nel malinconico teatrino che chiamano Reality. Chissà se avranno pensato che fosse un effetto provocato apposta dai loro burattinai.

I giornalisti televisivi, non tutti ma molti di quelli che ho visto io, si sono buttati sul terremoto come jene. È partita la caccia al morto più patetico, al bambino più abbandonato, al vecchio più disperato. Non c’era l’urgenza di capire l’altro, di stare vicino a chi sta male. C’era solo voglia di far vedere il dolore la morte e quanto piange il terremotato. E certe interviste paiono gli sfoghi del grande fratello e il giornalista chiede alla madre che ha perso il figlio “Cosa prova signora?”. Ma vi rendete conto? Ma che giornalisti sono questi?!

Anche loro sono figli di questa realtà fittizia che vogliono farci vivere e ci fa perdere il nostro cuore. Sono loro gli sciacalli e il ‘paradosso’ del titolo del post è il fatto che trasportano le dinamiche del reality, falso, sulla tragedia -VERA!- del terremoto.

Naturalmente Gaber aveva previsto tutto.

Il bello è ovunque

illogica allegriaLa strada che faccio per andare a scuola è sempre la stessa. C’è l’Aurelia con le prostitute c’è la superstrada con la macchina dell’autovelox ferma nella piazzola, sempre la solita, ormai lo sanno anche i gabbiani. E c’è il solito gatto schiacciato, tutti i giorni diverso. E poi ci sono le Apuane. La neve ormai è quasi sciolta, ma d’inverno sono tutte bianche e quando le vedi capisci perché si chiamano alpi. Perché sono alpi vere e pericolose e insidiose come solo le alpi sono. E quando le vedo dopo le prostitute e l’autovelox e il gatto schiacciato sono contento.

Al ritorno guardo il film alla rovescia – apuane, gatto schiacciato, autovelox, prostitute – ma non sono meno felice. Il bello è ovunque. L’occhio dell’autovelox è dello stesso blu oltremare dell’Arno in certe sere d’estate, la prostituta ha gli occhi neri come la terra da cui proviene e perfino il gatto schiacciato ha una morbida coda bianchissima.

Il bello è ovunque, e mi afferra una illogica allegria.

Libertà è partecipazione

Amici, la vostra risposta al mio blog è stata molto bella e io vi ringrazio!

Domenica ero alla libreria Edison di Lucca a vendere il libro. Mentre aspettavo le mie ‘prede’ mi è tornato alla mente un discorso che facevamo col mio amico Marco Bernini (di cui vi esorto a leggere il blog, anche se è livornese). Parlavamo delle scuse che la gente escogita per non comprarci i libri quando glieli proponiamo. Qualche esempio?

Non mi interessano i libri” (frase pronunciata a una fiera del libro per entrare alla quale occorreva pagare il biglietto d’ingresso)

Passo dopo perché siccome ho il diabete devo andare al bar altrimenti svengo

Potrei citarne altre e lo farò in futuro, ma ora lancio una PROPOSTA A TUTTI VOI: mandatemi delle scuse belle e originali per non comprare i libri di un autore che si propone a voi. Chi vuole può inviare anche l’eventuale risposta del povero autore alla scusa del potenziale cliente.

Forza, partecipate e siate liberi, perché, come dice Gaber nel video sotto, LIBERTA’ E’ PARTECIPAZIONE!